Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Barcellona era un piano mostruoso

Corriere del Ticino – L’uccisione di Younes Abouyaaqoub, il conducente del furgone che ha travolto ed ucciso 13 persone sulle Ramblas di Barcellona, ha chiuso il cerchio delle indagini sulla composizione del commando che ha seminato il terrore in Catalogna.

Le autorità catalane hanno infatti svelato l’identità dei 12 componenti della cellula, tutti di origine marocchina ed uniti in buona parte da stretti legami di sangue, confermando la morte di 8 terroristi e l’arresto di ulteriori 4 persone. Spazio quindi ad una nuova e decisiva fase d’indagine volta a far luce, in primis, sulle connessioni internazionali e le modalità di finanziamento dei terroristi. Nella giornata di ieri il ministro dell’interno francese, Gerard Collomb, ha diffuso la notizia di un breve viaggio a Parigi, lo scorso 12 agosto, da parte di alcuni membri del gruppo terrorista. La conferma della loro presenza in Francia è arrivata grazie ad un autovelox che ha segnalato per eccesso di velocità, presso una località a 50 km dal capoluogo francese, l’Audi A3 utilizzata nel secondo attacco terrorista di Cambrils.

Collomb ha inoltre sottolineato l’identità “esclusivamente spagnola” dei terroristi, evidenziando così l’impossibilità per i servizi segreti francesi di intercettarne le mosse ed assicurando piena collaborazione con le autorità di Madrid. Ad accrescere i sospetti degli inquirenti spagnoli sulla dimensione “europea” del gruppo terrorista operativo in Catalogna, è arrivata la conferma da parte della polizia federale della Svizzera del pernottamento in un hotel vicino Zurigo, a dicembre dello scorso anno, di almeno uno dei terroristi. Come nel caso della Francia, anche le autorità svizzere hanno detto di non essere al momento a conoscenza dei motivi dietro la presenza sul suolo elvetico.

Sono intanto iniziati nella mattinata di ieri gli interrogatori a carico dei 4 terroristi detenuti presso l’Audiencia Nacional a Madrid. A fare scalpore è stata la testimonianza di Mohamed Houli Chemlal, che ha svelato il piano iniziale della cellula terrorista di compire attentati contro alcuni monumenti di Barcellona attraverso l’uso di esplosivi. Un piano fallito per l’esplosione delle bombe artigianali che i terroristi stavano preparando in una casa di Alcanar il giorno prima degli attentati. Driss Oukabir ha invece ritrattato la propria posizione affermando che lui stesso aveva affittato il furgone utilizzato per la mattanza sulle Ramblas, pensando che servisse per un trasloco. Una testimonianza che contraddice quella inizialmente fornita alla polizia, quando aveva affermato che suo fratello minore Said, ucciso dai Mossos d’Esquadra a Cambrils, gli aveva rubato i documenti per poter fiatare il veicolo.

Tutti i terroristi interrogati hanno poi convenuto nell’attribuire all’imam di Ripoll il ruolo di leader del gruppo, sottolineando la sua intenzione di “immolarsi” per la causa jihadista. Anche il padre dei fratelli Oukabir, intercettato dalla stampa spagnola in Marocco, ha puntato il dito contro il religioso di fede islamica, accusandolo di aver fatto “il lavaggio del cervello” ai propri figli e di averli spinti sulla strada della radicalizzazione. Gli inquirenti spagnoli, che ne hanno confermato la morte nell’esplosione ad Alcanar, stanno intanto indagando sul possibile coinvolgimento dell’imam negli attentati a Bruxelles del 2016, avendo ricevuto conferma della sua presenza in Belgio in quel periodo per la presunta ricerca di un lavoro.

Nel frattempo, le autorità marocchine hanno confermato l’arresto di 3 persone legate a vario titolo ai terroristi, tra cui un cugino dei fratelli Oukabir. Sul fronte interno, mentre continuano le polemiche nei confronti del sindaco di Barcellona Ada Colau, accusata di non aver fatto installare dei dissuasori sulle Ramblas, anche il braccio destro del primo cittadino, l’assessore Jaume Asens, è finito nell’occhio del ciclone per aver fatto assolvere nel 2011 Mohamed Mrabet, imam di Vilanova i la Geltru, dall’accusa di associazione terroristica. Mrabet, considerato il mentore dell’imam di Ripoll Abdelbaki es Satty, era stato infatti arrestato nell’ambito dell’operazione antiterrorismo “Chacal” ed Asens, avvocato ed attivista per i diritti umani, ne assunse la difesa nel processo a suo carico.

Il Parlamento catalano ha intanto concesso la Medaglia d’onore all’intero corpo della polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, insieme alla polizia di Barcellona e Cambrils ed ai servizi di emergenza della Catalogna, lasciando fuori dalla premiazione la polizia spagnola.

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