Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

L’analisi Quei ghetti pericolosi

Corriere del Ticino – «La Libia è soltanto il punto di partenza della jihad in Europa». Con queste parole, diffuse attraverso un video ad agosto dello scorso anno, l’ISIS poneva apertamente la Sagrada Familia tra gli obiettivi di un possibile attacco terroristico insieme alla Torre di Pisa, al Big Ben ed il Colosseo. Una minaccia palese, preceduta da altri video in cui il gruppo terroristico accusava la Spagna di aver usurpato l’antica terra dei musulmani Al-Andalus, che ha spinto il Ministero dell’Interno spagnolo ad innalzare a 4, su un massimo di 5, il livello di allerta terroristica.

Nonostante il Paese iberico sia stato teatro del peggiore attentato di matrice islamica in Europa, nel 2004 le bombe alla stazione di Atocha a Madrid causarono 192 morti, negli anni successivi la Spagna è riuscita a tenersi al riparo dall’ondata di attentati che ha sconvolto il resto del Vecchio continente grazie ad un’efficace azione di prevenzione della polizia locale.

L’attenzione delle autorità spagnole si è rivolta in primo luogo verso la Catalogna, in considerazione di alcuni parametri che ne fanno la regione più a rischio a livello nazionale, in primis per una questione numerica. Secondo il report annuale dell’Unione di Comunità islamiche della Spagna oltre 500 mila musulmani, quasi esclusivamente di origine marocchina, vivono in Catalogna, rappresentando circa un terzo dell’intera popolazione islamica radicata in Spagna (circa 1 milione e 900 mila persone).

A differenza di altre regioni spagnole in Catalogna esistono dei «ghetti» abitati quasi esclusivamente da musulmani, realtà dove l’integrazione con la popolazione catalana è quasi assente. Quartieri come Cà Anglada nella città di Terrassa o Salt, nella provincia di Girona, sono monitorati costantemente dalla polizia catalana. Proprio a Cà Anglada si è tenuta nel 2015 l’operazione Caronte, il principale intervento antiterrorismo finora condotto in Catalogna, che ha portato a smantellare un’organizzazione di 11 persone «pronte a commettere un imminente» attentato, secondo quanto dichiarato dalle autorità locali.

Parte dei componenti del gruppo terrorista di matrice islamica erano giovani marocchini nati in Catalogna, un dato che evidenzia l’esistenza nella regione mediterranea di musulmani di seconda generazione, fenomeno simile a quello presente in Belgio o Francia, ponendo l’accento sui possibili problemi di integrazione come causa scatenate della conversione al radicalismo islamico.

I problemi identitari sono ulteriormente accentuati dal nazionalismo catalano, che pone i musulmani di seconda generazione di fronte alla dicotomia Spagna-Catalogna come nazione di cui sentirsi parte. Dopo gli attentati di Madrid la polizia spagnola ha condotto oltre 600 arresti a carico di persone accusate di terrorismo islamico, la maggior parte in Catalogna (altre aree sensibili sono state Madrid e le due enclave spagnole in Marocco di Ceuta e Melilla). Secondo i dati diffuse dal think thank spagnolo Real Instituto Elcano, il 67,6% degli arrestati ha tra 20 e 34 anni ed oltre il 40% risulta nato in Spagna.

Ulteriore punto di conflitto legato alla comunità musulmana radicata in Catalogna riguarda la presenza di comunità religiose di origine salafita, una corrente dell’Islam che professa valori contrastanti con quelli occidentali e che si è rivelata in alcuni casi come l’anticamera del terrorismo di matrice islamica. Le autorità spagnole hanno censito oltre 1.300 luoghi di culto legati all’Islam in tutta la Spagna, attestando che nel 6% dei casi vengono professati messaggi religiosi di stampo radicale.

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