Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

La via catalana alla canna responsabile

Pagina99 – Su un display luminoso campeggiano i nomi di circa 20 varietà di cannabis, equamente suddivise tra le specie Sativa ed Indica. Più in basso, illuminato da una lampada al neon, un uomo estrae da un contenitore una cima di marijuana, pesandola poi su un bilancino, mentre un ragazzo sulla trentina attende di fronte a lui. Non è Amsterdam e nemmeno la base operativa di un pusher, si tratta piuttosto di una scena che si ripete quotidianamente al “Club Verde” di Barcellona, uno dei tanti cannabis clubs del capoluogo della Catalogna. Presidente del club è Nicola, un quarantenne di Torino trapiantato da un decennio a Barcellona “Un giorno, circa 5 anni fa, un amico mi invitò a seguirlo in un cannabis club per poter fumare marijuana in tranquillità” racconta a Pagina99 “Lo guardai incredulo, non sapevo nulla di questa realtà, ma da quel momento la mia vita è cambiata”.

Il “Club Verde” si trova nel quartiere del Raval, cuore pulsante del centro storico di Barcellona. Un ambiente da 230 metri quadri che può contenere fino a 67 persone. Una coppia di ragazzi, sprofondati in un divano di pelle, discute con toni bassi scambiandosi un porro, mentre un signore legge El Pais tirando boccate da una canna. Un’atmosfera dai ritmi lenti e pacati costruita ad hoc, con l’ausilio di luci soffuse e musica new age. “Noi vogliamo che la gente venga qui per rilassarsi. Alcuni non fumano nemmeno, passano il tempo al pc, leggendo un libro o bevendo una birra” sottolinea Nicola (sono ammesse soltanto bevande analcoliche e birre perché il club non dispone della licenza da bar). I soci sono alcune migliaia, di età compresa tra i 21 ed i 60 anni e di variegata estrazione sociale. La quota d’iscrizione è di 10 euro all’anno ed ogni socio, al momento d’iscriversi, deve indicare la quantità di cannabis necessaria al consumo personale. Un grammo di marijuana costa tra i 5 ed i 10 euro e non possono richiedersi più di 5 grammi al giorno.

Stando ai dati di FEDCAC, la Federazione che riunisce i cannabis clubs della Catalogna, la regione detiene il primato nazionale con circa 400 clubs attivi, 123 nella sola Barcellona, ed oltre 100.000 iscritti. Al secondo posto, con 77 strutture ufficialmente registrate, ci sono i Paesi Baschi. Tutti i cannabis clubs sono costituiti come associazioni senza scopo di lucro (secondo la formula standard dello statuto di ogni club) che si propongono di gestire in proprio il ciclo produttivo della cannabis per permetterne il consumo da parte dei soci. Per associarsi bisogna essere maggiorenni ed essere introdotti da un membro dell’associazione che garantisca lo status di consumatore abituale del nuovo iscritto. I primi clubs della Catalogna sono sorti negli anni ’90, ma è nell’ultimo decennio che si è registrato un boom di aperture, sulla base di una nuova giurisprudenza, emersa dalle sentenze di vari tribunali regionali e nazionali, capace di sopperire al vuoto normativo in materia.

L’avvocato Amina Omar Nieto, uno dei principali specialisti del tema di tutta la Spagna, evidenzia quali sono i punti chiave del limbo legale in cui operano le associazioni cannabiche “La loro attività è atipica ai sensi dell’articolo 368 del Codice Penale, che punisce il traffico di droga. Manca l’elemento soggettivo dell’illecito perché non risulta la vendita dello stupefacente a terzi; si tratta di un’azione limitata ai soli soci, per autoconsumo ed in ambito privato, che in tal modo garantiscono la sopravvivenza dell’associazione. Così ha stabilito il Tribunale Supremo nel 1997”.

Nel giugno del 2014 il Comune di Barcellona ha sospeso il rilascio delle licenze per un anno, misura seguita da una maxi operazione di polizia che ha portato alla chiusura di 49 associazioni. Alla base dei provvedimenti, alcune denunce a carico di clubs sorpresi a reclutare turisti per strada o su internet. Modalità apertamente criticata da Albert Tió, presidente di FEDCAC “Noi promuoviamo un modello di consumo responsabile, condannando ogni condotta di tipo commerciale. Per evitare casi analoghi è necessario un pieno riconoscimento giuridico da parte delle istituzioni, in primis la questione relativa all’approvvigionamento ed al trasporto della marijuana”. Stante l’immobilismo di Madrid, il Dipartimento della salute della Catalogna ha approvato un regolamento (non avente piena efficacia normativa) che stabilisce alcuni criteri di funzionamento dei cannabis clubs, tra cui la distanza necessaria rispetto a scuole e centri di salute ed il divieto di pubblicità.

Un numero crescente di iscritti alle associazioni cannabiche di Barcellona, dichiara di farne parte per poter usufruire di un luogo sicuro dove rifornirsi di marijuana a scopo terapeutico. La comunità scientifica ha infatti dimostrato l’efficacia dei cannabinoidi nella cura di alcune malattie come la sclerosi multipla e rare forme di epilessia. Un messaggio che i clubs cercano di veicolare attraverso incontri di formazione sul cannabis terapeutico ed offrendo ai soci consulenze mediche di esperti del settore. 

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