Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

Elezioni Nicaragua

Il Riformista – Un trionfo annunciato. Daniel Ortega ha stravinto le elezioni presidenziali in Nicaragua, confermandosi, per la terza volta, alla guida del paese centroamericano. I numeri danno al leader sandinista un vantaggio consistente sull’imprenditore Fabio Gadea, con una forbice tra i due di circa 150mila voti: ad Ortega bastava ottenere il 35% delle preferenze, con un margine del 5% sugli avversari, per consacrarsi presidente. Anche l’Assemblea Nazionale ha visto trionfare il partito di governo, il FSLN, che si è aggiudicato 59 seggi sui 92 disponibili: sono numeri che garantiscono ad Ortega un ampio margine di manovra per apportare alcune modifiche alla Costituzione da lui tanto agognate. Gli intensi mesi di campagna elettorale hanno visto il neo-presidente sbaragliare, progressivamente, i principali avversari: Fabio Gadea e Arnoldo Alemán. Il primo è un liberale, famoso nel paese perché proprietario di Radio Corporación, una stazione che operò a lungo contro la dittatura dei Somoza negli anni ’60 del secolo scorso: il suo partito, il PLI, è formato in buona parte dai dissidenti del FSNL di Ortega, che accusano il vecchio leader di essersi allontanato dai dogmi del sandinismo in favore di un esasperato populismo. Alemán è stato, invece, a capo del Nicaragua dal 1997 al 2002: una presidenza, la sua, macchiata da gravissimi atti di corruzione che gli sono valsi l’inclusione nella lista dei dieci presidenti più corrotti degli ultimi vent’anni (secondo l’organizzazione Trasparencia Internacional). In un paese dove il 42,5% della popolazione vive in condizioni di povertà, con un guadagno medio di 2 dollari al giorno, hanno fatto breccia le politiche di assistenza sociale che Ortega ha messo in atto negli ultimi cinque anni di governo: ha imposto la gratuità nella maggior parte dei servizi relativi ad educazione e sanità, ha duplicato il salario minimo e ha strutturato una rete di distribuzione per alimenti di prima necessità alternativa al mercato privato (una sorta di versione ridotta della famosa libreta cubana). Anche sul fronte economico il vecchio seguace di Sandino è stato capace di attirarsi le simpatie della classe imprenditoriale nazionale e straniera grazie ad oculate manovre: il rispetto dell’accordo di libero scambio firmato con gli USA nel 2006 ha garantito al Nicaragua, negli ultimi due anni, un crescimento economico del 5%, con le esportazioni a toccare la cifra record di 2000 milioni di dollari. L’aspetto che ha sicuramente influenzato maggiormente l’elettorato è la stretta relazione politica tra Ortega e Hugo Chávez: gli aiuti economici erogati dal Venezuela, superiori ai 1500 milioni di dollari annui, sono decisivi per la fragile economia nicaraguense; la paura di perdere siffatto sostegno, nel caso Ortega non fosse stato rieletto, ha indotto il 65% degli aventi diritto al voto a confermare la fiducia al presidente uscente. Un appoggio decisivo alla rielezione di quest’ultimo è stato dato dalla Chiesa per mano del potente cardinale Miguel Obando y Bravo: nel corso della passata legislatura Ortega ha approvato un codice penale che sanziona qualsiasi tipo di aborto, incluso quello terapeutico, di fatto assecondando i voleri ecclesiastici. Proprio intorno a quest’ultima fattispecie di aborto sono montate le accuse dei radicali sandinisti, in primis Eduardo Jarquín, di essersi svenduto alla Chiesa per assicurarsi un continuum politico a discapito del credo del FSNL, da sempre profondamente laico. Seppur clamorosa nei numeri, la vittoria di Ortega è stata costellata da numerose accuse di brogli: la più pesante riguarda la sentenza ad hoc che la Corte Suprema di Giustizia gli ha confezionato per bypassare l’articolo 147 della Costituzione; quest’ultimo sancisce che nessuno può assumere più di due mandati, ma la Corte ha stabilito che tale norma non è applicabile nel caso del neo-presidente. Alle violente proteste di strada dei sostenitori del PLI di Gadea, si sono sommate, nella giornata elettorale di domenica scorsa, le parole di Dante Caputo, rappresentante dell’Organizzazione degli Stati Americani: ha accusato il Consiglio Supremo Elettorale di aver ostacolato le operazioni di monitoraggio del voto da parte degli osservatori della OEA in vari seggi elettorali. Sul fronte internazionale, però, i sospetti di irregolarità del voto non scalfiscono l’importanza che quest’ultimo riveste per l’asse chavista; l’affermazione di Ortega rappresenta un vero e proprio toccasana per i paesi dell’ALBA, a fronte della profonda crisi politica che Morales sta attraversando in Bolivia e dei sospetti intorno alla salute di Chávez a poco meno di un anno dalle elezioni in Venezuela. Il leader bolivariano ha salutato la vittoria del collega con toni trionfalistici “si fortifica la speranza di un futuro degno e sovrano per tutta la regione”. Le strade della capitale Managua, nel frattempo, si tingono dei colori rosso e nero del FSNL.