Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

Catalogna Vittoria ai secessionisti

Corriere del Ticino – Nessuna svolta in Catalogna: le tre liste degli indipendentisti – ERC dell’ex vice- presidente Junqueras in carcere a Madrid, Junts per Catalunya di Puigdemont, fuggito a Bruxelles, e gli antisistema della CUP – riconquistano insieme la maggioranza assoluta con 70 seggi su 135 nel nuovo Parlamento di Barcellona, in base ad oltre il 96% dei voti scrutinati. Mentre Ciudadanos, il partito unionista guidato da Inés Arrimada, diventa la prima formazione catalana con 36 seggi. JxCat di Carles Puigdemont è secondo con 34 seggi, davanti a ERC di Junqueras con 32.

Per la prima volta negli ultimi 40 anni, sin dai tempi della restaurazione democratica in Spagna, la Catalogna si è trovata a celebrare elezioni regionali non convocate dal presidente del Governo locale. Si è trattato infatti di comizi elettorali fissati da Madrid in applicazione dell’art.155 della Costituzione, lo strumento utilizzato per rispondere alla sfida secessionista di Carles Puigdemont, destituito insieme a tutti i membri del suo Esecutivo. Oltre cinque milioni di catalani, dei quali circa 230.000 residenti all’estero, sono stati chiamati ieri a decidere la nuova compo- sizione del Parlamento regionale, che determinerà successivamente a chi toccherà guidare la Generalitat, ovvero il Governo catalano. L’affluenza record alle urne ha toccato il tasso dell’81,93%.

Che questo voto fosse molto sentito dalla popolazione catalana lo si è capito dalle lunghe code che si sono registrate all’apertura degli oltre 8.000 seggi elettorali predi- sposti in tutta la regione. Le fortissime tensioni registrate negli ultimi due mesi sull’asse Barcellona-Madrid hanno fatto da preludio alla giornata di ieri, condizionando la campagna elettorale e la scelta dei candidati. Marta Rovira, Segretario generale di Esquerra Republicana (ERC), il principale partito di indole indipendentista, ha ribattezzato questa tornata elettorale come il referendum concordato mai concesso ai catalani dal Governo spagnolo. I partiti indipendentisti hanno optato per presentarsi alle urne separatamente, ponendo fine alla coalizione di «Junts per Sì» che si era affermata alle elezioni regionali del 2015, tenendo insieme Esquerra Republicana ed il PDeCAT di Puigdemont. Lo stesso ex presidente catalano ha presentato la propria candidatura alla guida di Junts per Catalunya, una nuova lista elettorale composta da membri del PDe- CAT e da esponenti della società catalana di indole separatista.

«Ho molta paura per il futuro della nostra regione,  racconta al CdT Laura Balmes, ricercatrice universitaria, rivelando di sostenere Puigdemont perché lo ritiene il legittimo presidente della Catalogna. L’ex presidente catalano ha posto al centro della campagna elettorale la restaurazione del proprio Esecutivo, destituito dall’applicazione dell’art.155. Una visione non totalmente condivisa da Esquerra Republicana, che reclama a Puigdemont la leadership del fronte indipendentista. Tutte le formazioni separati- ste, compresi i radicali di Convergenza d’Unità Popolare (CUP), hanno però anteposto la vittoria alle urne ai propri interessi di partito, puntando ad ottenere una chiara maggioranza in modo da costringere il Governo centrale al dialogo sull’indipedenza.

Pura Sanchez, disegnatrice di moda, accusa invece gli indipendentisti di «voler far tornare la Catalogna all’età della pietra» imponendo un modello di società fondato sulla divisione tra catalani e sull’ esclusione di quelli non affini al separatismo. Tutte le forze unioniste hanno presentato le elezioni come lo strumento attraverso cui far riconciliare il popolo catalano ed attenuare la frattura sociale emersa negli ultimi mesi, giustificando il ricorso all’art.155 da parte di Madrid. Nonostante un’unità di intenti di stampo costituzionalista, il fronte unionista ha mostrato profonde divisioni interne durante la campagna elettorale. Sia Ciudadanos che i Socialisti hanno accusato il Partito popolare di miopia, non avendo saputo capire in tempo la gravità della crisi catalana.

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