Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

Catalogna Puigdemont duro col re

Corriere del Ticino – A distanza di ventiquattro ore dall’intervento televisivo del Re spagnolo Felipe VI, che molte polemiche ha sollevato in Catalogna per le pesanti accuse rivolte alle autorità locali, è toccato al presidente catalano, Carles Puigdemont, rilasciare una dichiarazione ufficiale davanti alle telecamere. “Ringrazio i milioni di catalani che sono scesi in piazza in difesa della democrazia”, ha detto Puigdemont, sottolinenando, al tempo stesso, il carattere pluralista della società catalana e la mancanza di qualsiasi conflitto di natura etnica con la Spagna. Parole concilianti, che hanno fatto da prologo al successivo affondo nei confronti di Mariano Rajoy e di Felipe VI “Non condividiamo il messaggio del Capo di Stato, che fa propria la politica di Rajoy, ignorando deliberatamente i catalani che non la pensano come lui e che sono state vittime di violenze poliziesche”.

L’intervento del presidente catalano ha rappresentato l’atto conclusivo di una giornata, quella di ieri, caratterizzata da nuove, fortissime, tensioni sull’asse Barcellona-Madrid. In mattinata il Maggiore dei Mossos d’Esquadra, Luís Trapero, è stato citato in giudizio presso l’Audiencia Nacional nell’ambito di un’indagine per un presunto reato di sedizione, relativo al mancato intervento della polizia catalana, lo scorso 20 settembre, in difesa della Guardia Civil assediata dai manifestanti all’interno del Ministero d’economia catalano. Se condannato, Trapero rischia tra i 4 e gli 8 anni di carcere. L’accusa di sedizione è stata mossa dalla Procura Generale della Repubblica anche nei confronti di Jordi Cuixart e Jordi Sanchéz, presidenti delle principali associazioni indipendente catalane, che furono i promotori della protesta di piazza, una volta diffusa la notizia del blitz della Guardia Civil in 14 sedi istituzionali del governo catalano.

Sul fronte dell’ordine pubblico, il Ministro dell’Interno spagnolo, Juan Ignacio Zoido, ha intanto fatto visita ai 10mila agenti della Polizia Nazionale e della Guardia Civil inviati in Catalogna nelle scorse settimane. Parole di supporto quelle di Zoido, che ha pubblicamente difeso l’operato dei due corpi di polizia nazionali nella giornata del referendum, nonostante le pesanti critiche ricevute, anche in ambito internazionale, per gli oltre 800 feriti registrati durante le operazioni di sequestro delle urne elettorali. Il Ministro dell’Interno ha anche confermato che nessuno degli agenti di polizia spediti in Catalogna lascerà la regione prima dell’11 ottobre, assicurando, al tempo stesso, che il contingente di poliziotti ospitato presso alcune strutture alberghiere di Calella e Pineda del Mar resterà al proprio posto. Nei giorni scorsi gli abitanti delle due località avevano protestato ripetutamente per la presenza degli agenti, invitandoli ad andare via.

La giornata di ieri è stata, soprattutto, quella in cui lo spettro di una possibile votazione sulla dichiarazione unilaterale di indipendenza si è fatto concreto e reale. Il blocco indipendentista che detiene la maggioranza parlamentaria, formato dalla coalizione di JuntsPelSi e dalla Candidatura D’Unidad Popular, ha infatti convocato una sessione plenaria straordinaria del Parlamento catalano per lunedì prossimo, con lo scopo di discutere i risultati e le conseguenze del Referendum secondo quanto disposto dall’art. 4 dell’omonima legge. I parlamentari indipendentisti non hanno svelato se verrà effettivamente messa a votazione la dichiarazione d’indipendenza, ma gli esponenti della CUP, l’ala radicale del movimento indipendentista, hanno fatto intendere molto chiaramente di essere orientati in questo senso. Secondo la Legge del Referendum, promulgata ad inizio settembre e poi dichiarata illegale dal Tribunale Costituzionale, l’indipendenza della Catalogna può essere dichiarata entro 48 ore dal risultato finale del referendum, qualora abbia vinto il “si” ed indipendentemente dal raggiungimento di un quorum minimo di voti.

Stando agli ultimi dati forniti dal governo catalano, circa 2 milioni di persone si sono espresse in favore della scissione dalla Spagna, pari al 90,09% del totale delle schede elettorali scrutinate. Inizialmente gli elettori dovevano essere oltre 5 milioni, ma il sequestro delle urne elettorali da parte della polizia ha inciso sul conteggio finale.

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