Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

Catalogna intervista a Juan Milián

Corriere del Ticino – Juan Milián è deputato del Partito popolare (PPC) nel Parlamento catalano e candidato alle elezioni regionali che si terranno domani in Catalogna. Lo abbiamo intervistato in merito alle strategie elettorali dei Popolari, a cui gli ultimi sondaggi attribuiscono circa il 5% delle preferenze, all’ultimo posto tra i partiti in lizza.

Che significato dà alle elezioni regionali in programma domani?

«Si tratta di elezioni che concretizzeranno un cambio politico in atto già da alcuni mesi. Da quando i partiti separatisti, insieme al destituito Governo catalano ed al Parla- mento regionale, dopo non aver rispettato lo statuto di autonomia e la Costituzione, hanno dimostrato che l’indipendenza non era il paradiso che promettevano, ma piuttosto la causa della fuga di imprese dalla regione e della profonda frattura che sta avvelenando la società catalana. Quella maggioranza silenziosa della società civile, non incline all’indipendentismo, ha smesso di tacere e si farà portatrice di un cambio di Governo in Catalogna».

Qual è l’obiettivo principale del Partito popolare nel voto di domani ?

«Ci siamo impegnati affinché le urne siano lo strumento per riconciliare la nostra società. Il voto in questione non riguarda più il si o il no all’indipendenza, perché questo progetto politico ha dimostrato di essere fallimentare. Non esiste un problema tra la Catalogna ed il resto della Spagna, forse solo in minima parte, ma piuttosto tra catalani indipendentisti e non indipendentisti. Vogliamo che il risultato elettorale serva a curare le ferite di una frattura sociale che sta influendo profondamente nelle relazioni interpersonali tra catalani, sia nell’ambito familiare che lavorativo».

Mariano Rajoy ha detto che l’art.155 po- trebbe essere nuovamente applicato se gli indipendentisti si imporranno alle urne, cercando di perseguire unilateralmente l’indipendenza. Come valuta questa eventualità?

«L’art.155 ha avuto un effetto balsamico per la Catalogna grazie alla convocazione di nuove elezioni regionali che daranno la possibilità ai catalani di decidere quale futuro politico vogliono. Era inevitabile il ricorso all’art.155 dopo la dichiarazione unilaterale d’indipendenza dello scorso ottobre e la conseguente situazione di instabilità politica ed economica che ne è scaturita. Gli indipendentisti saranno legittimati a governare se vinceranno, ma dovranno farlo nel rispetto della legalità come succede in qualsiasi democrazia del mondo. In caso contrario il Governo e le istituzioni spagnole dovranno agire come fatto di recente».

Perché negli ultimi anni i sondaggi continuano ad attestare i Popolari come il partito meno amato dall’elettorato catalano?

«Inizialmente i sondaggi ci hanno sempre attribuito percentuali molto basse, anche se alla fine i risultati elettorali hanno evidenziato una realtà differente grazie, ad esempio, alla percentuale del voto occulto. Nel mio caso non avrebbero dovuto eleggermi deputato regionale, stando ai sondaggi, eppure esercito questa funzione da tre legislature. Al netto dei sondaggi, il prossimo Parlamento catalano avrà una composizione molto frammentata e sarà necessaria un’alleanza composta, almeno, da tre partiti per ottenere una maggioranza parlamentare e poter poi formare un Governo».

Come valuta la relazione del Partito popolare con le altre formazioni unioniste in chiave elettorale?

«La nostra priorità è che il prossimo Esecutivo catalano sia di stampo costituzionalista. Saremmo perciò felici di formare un Governo con Ciudadanos ed il Partito socialista perché crediamo che sia arrivato il momento di un cambio reale in Catalogna. Vogliamo che catalani di indole non indipendentista, emarginati dai Governi regionali nazionalisti negli ultimi 37 anni, tornino ad essere protagonisti della politica catalana. Accetteremo il risultato delle urne se dovesse vincere il blocco indipendentista, ma denunceremo ogni violazione della legge che venga compiuta».

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