Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

Catalogna In marcia per l’unità di Spagna

Corriere del Ticino – Fino a un milione di persone, secondo i dati diffusi dagli organizzatori, ha manifestato nel centro di Barcellona in risposta all’appello della Società Civile Catalana a scendere in piazza per difendere l’unità nazionale. Le migliaia di bandiere spagnole sventolate dai manifestanti hanno quindi preso il posto delle bandiere indipendentiste catalane che, soltanto pochi giorni fa, occupavano lo stesso scenario della manifestazione tenutasi nella giornata di ieri. Un’alternanza cromatica divenuta ormai una costante per le strade del capoluogo della Catalogna, a dimostrazione della profonda frattura che sta lacerando la società catalana.

“L’unità del paese è realmente a rischio, stiamo vivendo un momento critico”, ha raccontato al Corriere del Ticino un commerciante di origini andaluse, trapiantato a Barcellona da circa 40 anni, aggiungendo che “gli indipendentisti hanno vulnerato le leggi e la Costituzione che ci hanno garantito prosperità e stabilità per molto tempo”. In migliaia hanno invocato ripetutamente il carcere per il destituito presidente catalano Carles Puigdemont, scandendo al tempo stesso cori a sostegno della Polizia Nazionale e ribadendo la volontà di votare il prossimo 21 dicembre. Alla manifestazione erano presenti tutti i leaders dell’opposizione in Catalogna, che hanno invitato i catalani a non mancare l’appuntamento elettorale per mettere fine al processo indipendentista che sta avvelenando la società catalana.

Anche il ricorso all’art.155 della Costituzione da parte del Governo ha riscontrato il pieno appoggio della piazza. “Quest’articolo è stato applicato in un momento storico ben preciso e gli stessi nazionalisti catalani capiranno che non c’era alternativa” ribadiva con fermezza un pensionato arrivato da Girona, evidenziando come la decisione del premier Mariano Rajoy sia decisiva per preservare l’unità del paese. Mariano Rajoy ha intanto deciso che toccherà al vice presidente dell’esecutivo spagnolo, Soraya Saenz de Santamaria, prendere il posto di Puigdemont al timone del destituito Governo catalano. Le funzioni dei singoli Ministeri catalani verranno invece assunte dagli omologhi dicasteri centrali, secondo le rispettive aree di competenza, in applicazione dell’art.155 della Costituzione.

Comincia quindi a prendere forma la compagine governativa voluta da Madrid per traghettare la Catalogna fino alla celebrazione delle elezioni regionali del 21 dicembre. Il Partito Popolare ha intanto già designato l’ex sindaco di Badalona, Xavier Garcia Albiol, come proprio candidato alla presidenza del Governo catalano. Secondo un recente sondaggio pubblicato dal quotidiano spagnolo El Mundo, in caso di elezioni, il blocco indipendentista al Parlamento catalano, formato dalla coalizione di JuntsPelSi e dalla Candidatura d’Unità Popolare, otterrebbe al momento soltanto 65 seggi elettorali, non sufficienti per convertirsi nuovamente in maggioranza parlamentaria.

Quest’oggi intanto il Procuratore Generale dello Stato, José Manuel Meza, denuncerà l’ex presidente Carles Puigdemont e tutti membri del deposto Governo catalano per un presunto reato di ribellione, ai sensi dell’art. 472 del Codice Penale, maturato con la dichiarazione d’indipendenza della Catalogna. Se ritenuti colpevoli, rischiano fino a 30 anni di carcere. L’ex numero due del Governo catalano, Oriol Junqueras, ha ribadito che Puigdemont continua ad essere il presidente della Catalogna nonostante la destituzione decretata da Madrid ed anche l’ex Ministro catalano al Territorio, Josep Rull, ha affermato di voler continuare a lavorare in qualità di rappresentante della neonata Repubblica catalana.

Dal Belgio intanto il Segretario di Stato all’Asilo ed alla Migrazione, Theo Francken, ha dichiarato che il suo paese potrebbe offrire asilo politico all’ex presidente catalano qualora ne faccia richiesta. Un’affermazione che ha sollevato imbarazzi all’interno del Governo belga, spingendo il premier Charles Michel ad emettere un comunicato per smentire che un’offerta di asilo politico a Puigdemont sia attualmente al vaglio del suo governo. Lo stesso Michel ha poi invitato il Segretario a “non buttare legna sul fuoco” in un momento politicamente così delicato per la Spagna.

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