Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

Catalogna Il mondo economico paga il conto della crisi

Corriere del Ticino – Il conflitto politico in corso sull’asse Barcellona-Madrid sta avendo un inevitabile impatto sull’economia catalana. Oltre 2000 società hanno trasferito la propria sede sociale fuori dai confini della Catalogna a partire dal 1 ottobre, data in cui si è celebrato il Referendum indipendentista, secondo i dati forniti dal registro delle imprese spagnolo. CaixaBank ed il Banco Sabadell, due entità bancarie profondamente radicate nel territorio catalano, hanno fatto da apripista, seguiti a ruota da altre realtà imprenditoriali, tra cui l’azienda tessile Dogi e la farmaceutica Oryzon, operanti in aree tradizionalmente strategiche dell’economia regionale.

La Catalogna rappresenta la locomotiva economica della Spagna, con un PIL di oltre 200 miliardi di euro, pari al 19% del Prodotto Interno Lordo nazionale. Un’economia solida, fondata principalmente sul settore secondario (industria automobilistica, chimica e farmaceutica) e su quello dei servizi, con il turismo a farla da padrone. L’ipotesi di una scissione dalla Spagna ha spaventato il settore imprenditoriale catalano, in primis la prospettiva di trovarsi fuori dall’Unione Europea, effetto collaterale più volte annunciato dalle autorità di Bruxelles nel caso di una proclamazione d’indipendenza.

In merito all’impatto della crociata indipendentista di Carles Puigdemont sul tessuto economico catalano, il Corriere del Ticino ha intervistato l’economista Xavier Roig, braccio destro di Pasqual Maragall, l’ex sindaco di Barcellona che nel 1992 portò i Giochi Olimpici in città, sancendo la rinascita economico-culturale del capoluogo catalano. “Tutto quello che si temeva potesse accadere, si è puntualmente realizzato”, afferma Roig, sottolineando come le conseguenze economiche delle agitazioni indipendentiste si siano materializzate in poche settimane ed in maniera devastante, smentendo le rassicurazioni del Governo catalano di un’eventuale secessione che si sarebbe prodotta senza danni per l’economia.

 “Era inevitabile che il settore finanziario reagisse per primo dopo il Referendum” sostiene l’economista, ricordando che “Si tratta di un settore che ha riconquistato una certa solidità in Catalogna dopo aver sofferto un periodo molto duro, contrassegnato dal collasso di quasi tutte casse di risparmio catalane. Barcellona potrebbe ritrovarsi deserta come piazza finanziaria”. Fino ad ora le imprese si sono limitate al trasferimento della sede sociale, non alterando la propria attività sul territorio. Una decisione che comporta però uno spostamento dei centri decisionali e dei relativi consigli di amministrazione evidenzia Xavier Roig, ribadendo inoltre che le società assumeranno inevitabilmente nuovo personale oppure faranno traslocare in parte quello già sotto contratto presso gli uffici catalani. “Il problema principale riguarda la perdita di reputazione”, sentenzia l’economista, che sottolinea come la migrazione delle sedi sociali sia un grave danno d’immagine per Barcellona, che si è conquistata negli anni un posto di rilievo sui mercati internazionali.

 Secondo i dati diffusi dal Comune di Barcellona, il capoluogo catalano riceve circa 30 milioni di visitatori ogni anno, provenienti principalmente dai paesi europei. Il turismo rappresenta un pilastro dell’economia locale, che si trova adesso a dover fare i conti con la peculiare congiuntura politica che vive la regione. Uno studio di Exceltur, associazione formata da 23 imprese leaders operanti nel settore turistico, ha evidenziato una caduta del 15% dell’attività turistica in concomitanza con le tensioni politiche seguite al Referendum, stimando inoltre, nel quarto trimestre del 2017, una diminuzione del 20% delle prenotazioni nelle diverse strutture ricettive catalane, con perdite quantificate in oltre un miliardo di euro.

Preoccupazioni fatte proprie da Manel Casal, Direttore di Federalberghi Barcellona, che rivela una perdita occupazionale del 7,5% rispetto al mese di ottobre dello scorso anno, attribuendone la responsabilità non soltanto all’attuale situazione politica, ma anche ai recenti attentati terroristici. Secondo Casal le elezioni regionali del 21 dicembre segneranno però un punto di svolta, contribuendo a riportare la dialettica politica sui binari della stabilità, di cui trarrà giovamento anche il settore turistico.

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