Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

Brasile-Bolivia: Crisi per un caso simil-Assange

L’Espresso – Non accadeva dal 2001 che un ministro degli Esteri brasiliano rinunciasse all’incarico. Ad aggiornare le statistiche ci ha pensato Antonio Patriota, dimessosi in seguito alla fuga del senatore Roger Pinto dall’ambasciata brasiliana a La Paz. Uno scandalo che ha portato Brasile e Bolivia sull’orlo della crisi diplomatica. Leader del partito d’opposizione Convergencia Nacional, Pinto è implicato in una ventina di processi per atti di corruzione; accuse sempre rigettate dal senatore, che ha ottenuto asilo politico nella sede diplomatica brasiliana per 455 giorni, tacciando Evo Morales di persecuzione nei suoi confronti. Nonostante le pressioni del potente vicino, il Governo boliviano non ha mai concesso a Pinto un salvacondotto per raggiungere il Brasile, una decisione che ha indotto Eduardo Soboia, l’incaricato d’affari dell’ambasciata, ad organizzare la fuga del senatore. «Ho scelto di proteggere un perseguitato politico come è toccato a Dilma Rousseff durante la dittatura militare», ha dichiarato. Parole che hanno confermato il pieno coinvolgimento della diplomazia brasiliana, scatenando le ire della Rousseff (che ha preteso le dimissioni di Patriota) informata soltanto ad operazione già conclusa. Morales ha chiesto la riconsegna del senatore.