Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST

Alta tensione in Spagna: intervista a Ferran Requejo

Corriere del Ticino – Ferran Requejo è professore di Scienze Politiche presso l’università Pompeu Fabra di Barcellona. Membro del Consiglio di Consulenza per la Transizione Nazionale, organismo creato nel 2013 col proposito di supportare il governo catalano nella fase di transizione verso una possibile Catalogna indipendente, Ferran sostiene apertamente il diritto dei catalani di decidere il proprio futuro politico. A pochi giorni dal Referendum convocato dal presidente Puigdemont, il Corriere del Ticino lo ha intervistato in merito ad alcuni punti chiave della questione catalana e alle possibili conseguenze di un’indipendenza della Catalogna.

1) Come valuta il conflitto tra il governo catalano e quello spagnolo in termini legali?

 “La Costituzione del 1978 stabilisce una normativa molto generica e restrittiva in merito alla celebrazione di un Referendum. Si richiede l’autorizzazione del presidente del governo centrale, a meno che non si tratti di questioni che competano alle regioni autonome secondo quanto stabilito dai rispettivi statuti di autonomia. Madrid non ha mai autorizzato un Referendum sull’autodeterminazione anche nell’ipotesi di una consultazione meramente consultiva come quella del 2014. Il governo catalano ha convocato ugualmente il Referendum scatenando un conflitto senza precedenti nella storia democratica spagnola. Secondo gli ultimi sondaggi, circa il 70% dei catalani è favorevole al Referendum, percentuale che scende intorno al 40% se consideriamo partitari di una Catalogna indipendente. Nessuno può sapere quale sarà il risultato finale di questo scontro istituzionale, nessuna delle due parti conosce e controlla tutte le informazioni pertinenti al caso”

 2) Una riforma costituzionale federalista, così come proposta dai socialisti, sarebbe un’opzione migliore per la Catalogna invece dell’indipendenza?

 “La proposta del PSOE non è praticabile. Attualmente esistono circa 23 modelli federali tutti diversi tra di loro. Condizione di successo del federalismo è una distribuzione dei poteri adeguata alle condizioni politiche, sociali e culturali della società in cui viene applicata. Quella spagnola ha un carattere plurinazionale come il Canada o il Belgio, se si pensa di applicare modelli simili a quelli degli USA o della Germania il fallimento sarebbe assicurato. Solo un modello fondato su asimmetrie istituzionali a livello interno ed internazionale sarebbe potenzialmente adeguato se fosse capace di riconoscere il pluralismo della società spagnola. La proposta del PSOE rappresenta una riformulazione dell’attuale struttura fondata sulle autonomie regionali. I Socialisti dovrebbero inoltre negoziare con i Popolari e Ciudadanos, partiti fortemente centralisti, a cui non interessa affrontare il problema. Una riforma costituzionale federale non può avere successo se l’obiettivo finale è un modello condiviso dalla maggioranza dei catalani”

 3) Quali sarebbero le conseguenze dell’indipendenza, soprattutto in chiave UE?

“Una Catalogna indipendente diverrebbe in poco tempo economicamente solvente e politicamente stabile. Le esportazioni verso i mercati europei ed internazionali sono più importanti di quelle orientate al mercato spagnolo ed il livello culturale è relativamente alto. L’élite indipendentista catalana non deve preoccuparsi del post indipendenza, ma piuttosto di come conseguirla. La regione potrebbe essere in pochi anni al livello dell’Olanda o dei paesi nordici. La Spagna dipende invece dal potere economico della Catalogna e soprattutto le regioni meridionali risulterebbero pregiudicate, una situazione che le istituzioni catalane hanno offerto di negoziare. Un problema in sospeso è il rapporto tra una Catalogna indipendente e l’Europa. I trattati europei in vigore non dicono nulla su questo tema, ampiamente interno, che andrà affrontato con senso di responsabilità da tutte le parti coinvolte”

 4) Un governo catalano indipendente garantirebbe un elevato standard di sicurezza alla luce dei recenti attacchi terroristici?

“Gli indicatori attuali dicono che una Catalogna indipendente sarebbe in grado di gestire efficacemente il tema della sicurezza. La gestione degli attacchi di Barcellona e Cambrils da parte della polizia catalana è stata esemplare, nonostante il deficit di informazione causato dalla mancata collaborazione con i corpi nazionali di polizia. La Catalogna ha un livello di preparazione professionale paragonabile a quello dei principali stati europei. Il problema dell’indipendenza non è di competenza o legittimità, dipende soltanto dalla capacità di ottenerla nonostante uno Stato contrario a qualsiasi tipo di apertura democratica”

 5) Il separatismo catalano può considerarsi una sorta di Brexit in versione ridotta?

“I casi più simili sono quelli della Scozia e del Quebec. Si tratta di collettivi inquadrati come “nazionali” in termini di politica comparativa, in cui esiste una forte componente indipendentista. In tutti e tre i casi gran parte della popolazione percepisce due debolezze strutturali nelle rispettive democrazie: 1) la mancanza di un riconoscimento della differente realtà nazionale su basi legali, proprie di una democrazia liberale 2) l’esistenza di ostacoli giuridici che impediscono un’efficace soluzione politica e costituzionale a tutela del pluralismo nazionale. Entrambe le carenze sono evidenti in un certo numero di settori (giurisdizionale, istituzionale e internazionale) che costituiscono la base dell’indipendenza. La situazione della Catalogna mostra però il maggior deficit in termini di un riconoscimento democratico della propria pluralità”

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