Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Vade retro dollaro

L’Espresso – Dollaro? No, grazie. Sembra essere questo uno dei capisaldi della nuova strategia politica, intrisa di nazionalismo, adottata da Cristina Kirchner dopo la sua rielezione nel 2011. Il governo argentino ha messo in atto una serie di misure volte a limitare l’accesso alla moneta statunitense. D’ora in poi chi acquista in dollari (da un massimo di 2 milioni al mese a 1.100 al giorno) è obbligato a dimostrare di avere fondi in proprio sufficienti, evitando così che l’operazione bancaria sia, di fatto, svolta per conto di terzi dietro commissione. L’obiettivo del governo è porre un freno alla fuga di capitali, che lo scorso anno ha toccato la cifra record di 20 miliardi di dollari. Per molti argentini è una pratica comune convertire parte del proprio guadagno mensile nella valuta statunitense (un dollaro vale circa cinque pesos argentini) al fine di mantenere intatto il proprio potere d’acquisto di fronte all’inflazione galoppante, stimata intorno al 25 per cento, la seconda più alta di tutto il Sud America dopo il Venezuela. Nel paese in molti si lamentano delle nuove misure tributarie: alcuni settori dell’economia argentina si fondano esclusivamente sul dollaro, in primis il mercato immobiliare, il cui volume d’affari si è ridotto del 30 per cento. Secondo l’economista Jorge Colina l’acquisto di dollari attraverso canali informali si manterrà costante, nonostante le cifre del governo indichino di aver raggiunto una riduzione nella fuga di capitali.