Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Morales mai così in basso

L’Espresso – Per la prima volta da quando è stato eletto presidente della Bolivia nel 2005, risultato confermato col 64 per cento delle preferenze nel 2009, Evo Morales è chiamato a gestire una forte ondata di malcontento nei confronti del proprio governo. La sua popolarità è crollata al 17 per cento secondo i sondaggi. Anche la Central Obrera Boliviana, il sindacato più importante del Paese ed un tempo fedele alleato del presidente,  è sul piede di guerra: ha chiesto al governo un aumento del salario di base iperbolico, da 96 a 1.183 dollari. A far esplodere il malcontento è stata l’inflazione, con l’aumento dei costi di prodotti come zucchero, mais e carne di pollo. In una situazione di vuoto politico da parte dell’opposizione (quasi tutti i leader si trovano fuori della Bolivia e accusano Morales di aver instaurato un regime dittatoriale), il pericolo per la stabilità del governo viene ora dalle masse. Ad El Alto, popolosa città a ridosso di La Paz edificata dagli emigrati giunti dalle zone più povere del Paese, gli abitanti chiedono al capo dello Stato una soluzione immediata per controllare l’inflazione alimentare. Proteste che si sommano a quelle dei sindacati del trasporto urbano, in Bolivia totalmente in mano a privati, che pretendono di poter alzare a proprio piacimento le tariffe giornaliere. Una miscela esplosiva, come sottolineato da Felipe Machaca, segretario generale della Central Obrera Boliviana, che paventa la rimozione di Morales nel caso in cui le richieste del sindacato per l’aumento salariale non trovino una risposta positiva.