Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Cristina e Mujica, è battaglia navale

L’Espresso – Il Governo di Cristina Kirchner ha varato una norma che proibisce alle esportazioni nazionali di transitare per i porti dell’Uruguay. Le navi mercantili che salpano dalle coste argentine sono autorizzate a fare scalo unicamente in Brasile, paese con cui l’Argentina intrattiene speciali accordi economici. La misura suona come una rappresaglia nei confronti della decisione del vicino di costruire una fabbrica di cellulosa sulle rive del fiume “Uruguay”, situato al confine tra i due paesi. Oggetto delle proteste argentine è la possibile contaminazione del corso d’acqua. Nel 2010 la Corte Internazionale di giustizia ha posto fine al contenzioso, autorizzando l’Uruguay a costruire la fabbrica. Le tensioni sono nuovamente esplose a causa della recente intenzione del governo Mujica di aumentare la produzione di cellulosa, spingendo l’Argentina a minacciare la rottura delle relazioni bilaterali. L’iniziativa di Buenos Aires sta avendo pesanti ripercussioni sull’economia del porto di Montevideo, che ha registrato un calo del 25 per cento nei traffici commerciali, con perdite quantificate in 100 milioni di dollari. Il divieto di utilizzo del principale scalo marittimo dell’Uruguay, opzione che garantiva costi nettamente inferiori rispetto ai porti dell’Argentina, ha spinto gli esportatori argentini sul piede di guerra nei confronti del governo. Per ottenere la revoca delle restrizioni l’Uruguay ha chiesto l’intervento del Mercosur, l’unione doganale di cui entrambi i paesi fanno parte.