Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Catalogna Un fiume in marcia per restare uniti

Corriere del Ticino – Circa un milione di persone ha affollato le strade del centro di Barcellona a sostegno dell’unità nazionale, in risposta all’appello lanciato dalla Società Civile Catalana, la principale associazione non indipendentista della Catalogna. Sin dalle prime ore del mattino, in migliaia hanno raggiunto il capoluogo catalano con autobus e treni, provenienti da altre regioni spagnole, per supportare quella autodefinitasi “la maggioranza silenziosa”, ovvero i catalani contrari all’indipendenza. Lo slogan della manifestazione era “recuperiamo il senno”.

 “Sono venuta qui perché ero stanca di rimanere in casa guardando l’evolversi della situazione politica attraverso la televisione”, racconta al Corriere del Ticino la signora Maria Carmen Vargas, trasferitasi in Catalogna circa 50 anni fa dalla natia Siviglia. “Fino ad ora non avevamo avuto l’opportunità di far sentire la nostra voce” aggiunge, mentre tiene stretta al collo una sciarpa della nazionale spagnola di calcio. Un profilo, il suo, comune a molti dei manifestanti scesi in piazza nella giornata di ieri. La Catalogna, infatti, è stata meta di numerosi emigranti provenienti dalle aree economicamente più depresse della Spagna, in primis l’Andalusia e l’Estremadura, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.

Circa un milione di andalusi raggiunse la regione, contribuendo a formare una società estremamente variegata, quella catalana, ma rimanendo al tempo stesso legati alla madre patria Spagna. In tanti hanno quindi ribadito di sentirsi catalani e spagnoli, accusando il presidente Puigdemont di aver distrutto il tessuto sociale della Catalogna. Tra cori in favore dell’unità spagnola e contro l’indipendenza, è toccato proprio a Carles Puigdemont convertirsi nell’oggetto delle attenzioni della piazza, che ha invocato il carcere, ripetutamente ed a gran voce, per il presidente del governo catalano.

La manifestazione non ha fatto registrare incidenti, ma ci sono stati momenti di tensione quando i manifestanti hanno incrociato alcune pattuglie dei Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, accusandoli di non essere intervenuti per sospendere le procedure di voto del referendum lo scorso 1 ottobre. Di contro, la Guardia Civil e la polizia spagnola hanno ricevuto costanti attestati di stima ed appoggio, in molti si sono scattati foto insieme agli agenti che stazionavano lungo il percorso della marcia ed hanno applaudito al passaggio dei minibus dei due corpi di polizia a carattere nazionale.

Anche la recente decisione del Banco Sabadell e di CaixaBank, tra i principali istituti bancari catalani, di trasferire la propria sede sociale fuori dai confini regionali (il primo ha optato per Alicante ed il secondo per Valencia) ha agitato gli animi dei manifestanti, preoccupati per le conseguenze, in primis economiche, di una possibile dichiarazione d’indipendenza della Catalogna. “Mi sembra logico che le imprese decidano di andare via per tranquillizzare la propria clientela, io stesso sto pensando di trasferire parte dei miei risparmi in un altro istituto bancario perché non mi sento tranquillo” confessa preoccupato Daniel Rincòn. Negli ultimi giorni oltre 10 società hanno deciso di trasferire altrove la sede sociale, tra cui l’azienda vinicola Freixenet e l’impresa tessile Dogi, due storiche realtà economiche della Catalogna.

Erano presenti anche numerosi esponenti dell’opposizione tra cui Albert Rivera, leader di Ciudadanos, e Xavier Garcia Albiol, presidente del Partito Popolare Catalano. Unanime è stata la richiesta rivolta al presidente catalano Puigdemont di tornare sui propri passi, invitandolo a non prendere decisioni che potrebbero costare care al popolo catalano. Tra i manifestanti, in prima fila, si è registrata la presenza dello scrittore peruviano e premio Nobel Mario Vargas Llosa, che ha sottolineato come “nessuna congiura distruggerà la democrazia”, aggiungendo che “la passione può essere pericolosa quando muove il fanatismo ed il razzismo, la peggiore di tutte è la passione nazionalista”.

CDT_00_0910_006