Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Catalogna intervista a Sergi Sabriá

Corriere del Ticino – Sergi Sabriá è il portavoce di Esquerra Republicana, partito politico di dichiarata indole separatista che rappresenta la colonna portante del movimento indipendentista catalano. Le elezioni regionali del 21 dicembre, convocate da Madrid dopo l’applicazione dell’art.155 ed il conseguente esautoramento del Governo catalano in carica, costituiscono una sfida decisiva per le formazioni indipendentiste, decise a ribadire il successo elettorale del settembre 2015.

Marta Rovira, Segretario Generale di Esquerra Republicana, ha detto che le prossime elezioni sono il Referendum concordato che lo Stato non ha mai voluto concedere

 “Nonostante si tratti di elezioni illegittime perché non convocate dal Presidente del Governo catalano, colui a cui è sempre toccato questo compito sin dai tempi della restaurazione democratica in Spagna, abbiamo deciso di presentarci lo stesso con l’obiettivo di vincerle. Così come avvenuto nelle ultime occasioni in cui il popolo catalano è andato alle urne, lo scorso 1 ottobre (Referendum indipendentista) il 9 novembre 2014 (consultazione popolare sull’indipendenza) ed il 27 settembre 2015 (elezioni regionali catalane), l’indipendentismo tornerà nuovamente ad imporsi il prossimo 21 dicembre”.

 Perché i partiti indipendentisti hanno deciso di partecipare alle elezioni come formazioni separate, pur avendo obiettivi comuni?

 “Uno degli aspetti peculiari dell’indipendentismo catalano è la sua trasversalità, capace cioè di raggruppare al suo interno l’estrema sinistra rappresentata da Convergenza d’Unità Popolare (CUP) passando per il centro-destra liberale del Partito Democratico Europeo Catalano (PDeCAT) fino al centro-sinistra liberale di Esquerra Republicana. Importante quindi che le diverse anime dell’indipendentismo vengano rappresentate singolarmente alle urne, pur avendo le rispettive strategie di governo molti punti in comune: la fine dell’applicazione dell’art.155, la liberazione dei politici catalani detenuti (il 4 dicembre il Tribunale Supremo ha stabilito la scarcerazione, dietro pagamento di una cauzione da 100mila euro, di 6 ex Consiglieri, lasciando in carcere l’ex vice presidente Junqueras, l’ex ministro degli Interni Forn ed i leaders dell’associazionismo indipendentista) il ripristino delle istituzioni locali e mettere un punto alla politica repressiva di Madrid. Non ci interessa ottenere un voto in più della CUP o della nuova lista di Puigdemont (Junts per Catalunya) ma piuttosto far capire ai catalani che la Repubblica è un’opzione migliore per tutti, anche per quegli elettori socialisti che non si riconoscono nell’appoggio dato dal loro partito (PSC) alla politica del manganello di Rajoy”.

 Insieme ad altri colleghi di partito, lei ha ammesso che i tempi per una dichiarazione d’indipendenza non erano ancora maturi dopo il Referendum per mancanza di una solida maggioranza indipendentista nella popolazione catalana

“Il nostro primo obiettivo per il 21 dicembre è ampliare il fronte indipendentista ed il primo passo per ottenere questo risultato è costituito dalla vittoria alle elezioni. Vogliamo nuovamente affermarci nei confronti dell’opposizione, augurandoci che la CUP e Junts per Catalunya (JxCAT) ottengano buoni riscontri in termini di voto per rendere più forte l’indipendentismo ed inviare così un messaggio chiaro all’Europa. Tornare a vincere le elezioni rappresenta l’unica strada per farci ascoltare dalle istituzioni europee, affinché la smettano di identificare la questione catalana come un problema esclusivamente interno alla Spagna”.

 Gli ultimi sondaggi vedono Esquerra Republicana favorita col 23% delle preferenze, se queste percentuali verranno confermate in sede di voto pensate ad una successiva alleanza con la CUP e JxCAT per formare una maggioranza parlamentaria?

 “Tenendo presente che l’obiettivo primario è la crescita della base sociale indipendentista, noi crediamo che una strategia di Governo in comune con le altre formazioni indipendentiste, sulla base del risultato finale delle elezioni, sia la migliore soluzione per la Catalogna. Abbiamo bisogno di restaurare un Governo locale forte e stabile, col supporto della nostra gente. Nel 2010 l’indipendentismo rappresentava il 15% della popolazione catalana, al giorno d’oggi siamo arrivati al 50%. Dobbiamo continuare a crescere”.

 Se il blocco indipendentista vincerà le elezioni, scarterete l’ipotesi di adottare nuovamente la via unilaterale per ottenere l’indipendenza, puntando piuttosto al dialogo col Governo centrale?

 “Abbiamo cercato costantemente un accordo con Madrid relativo al Referendum concordato, con lo scopo di trovare una via d’uscita democratica alla questione catalana. Hanno sempre risposto negativamente, rendendoci ormai consapevoli che si tratta di una strada impossibile da percorrere. Esquerra Republicana non rinuncerà mai al proprio progetto politico fondato sull’indipendenza della Catalogna, puntando quindi a vincere le prossime elezioni e, con il risultato tra le mani, ribadire al Governo spagnolo che il problema catalano persiste. Non varcheremo mai la linea della violenza, vogliamo conseguire il nostro obiettivo con la pace e con il supporto delle urne”.

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