Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Spagna Governo Rajoy sotto tiro

Corriere del Ticino – Il Congresso dei Deputati ha fissato per giovedì e venerdì prossimi il dibattito della mozione di censura presentata dal Partito Socialista (PSOE) nei confronti del premier iberico Mariano Rajoy. Si tratta della prima, concreta, conseguenza a livello istituzionale della sentenza relativa al caso Gurtel, la trama corruttiva che vede coinvolto il Partito Popolare (PP), avendone tramutato in sabbie mobili il terreno politico su cui si destreggia la formazione a capo del Governo spagnolo.

La decisione dell’Audiencia Nacional, resa nota la scorsa settimana, ha condannato il PP al pagamento di circa 250 mila euro per essersi beneficiato, a titolo lucrativo, della struttura criminale facente capo all’imprenditore Francisco Correa. Una sentenza di 1.687 pagine che ha inchiodato ufficialmente il partito di Governo al più grande scandalo di corruzione della Spagna post franchista. Il tribunale ha stabilito che tra il 1999 ed il 2005 alcune imprese gestite da Correa, divenuto in quel periodo una sorta di factotum di alto livello al servizio del PP, misero in piedi un sistema di corruzione istituzionale attraverso l’alterazione dei meccanismi di contrattazione pubblica, aggiudicandosi l’organizzazione di tutti gli eventi del partito da tenersi a Madrid e nella Comunità Valenciana.

Erano gli anni Josè Maria Aznar al potere, ma l’onda lunga della corruzione ha coinvolto anche il Governo di Mariano Rajoy. A mettere in grave imbarazzo l’attuale premier, interrogato lo scorso anno dall’Audiencia Nacional e non ritenuto totalmente credibile secondo quanto dichiarato dai magistrati, è soprattutto l’accertata esistenza di una contabilità B del Partito Popolare. Una vera e propria struttura contabile in nero al servizio del partito, gestita dal tesoriere nazionale Luis Bárcenas, che veniva finanziata da esponenti del mondo imprenditoriale.

Insieme allo stesso Bárcenas, condannato a 33 anni di carcere, la scure della giustizia spagnola si è abbattuta anche su altri membri del PP tra cui Ricardo Galeote e Jésus Merino, con condanne tra i sette e di tre anni di reclusione. Una volta resa nota la sentenza, decine di persone si sono riversate davanti all’ingresso della sede del Partito Popolare a Madrid per chiedere le dimissioni del Governo, mentre il resto della politica spagnola attaccava duramente Mariano Rajoy. “Abbiamo deciso di presentare una mozione di censura per recuperare la dignità della nostra democrazia, mortificata dal partito che governa le principali istituzioni del paese”, ha tuonato il segretario socialista Pedro Sanchez, appena conclusa la riunione della Commissione Esecutiva del PSOE. Se da un lato la condanna nei confronti del PP è stata unanime, la presentazione della mozione di sfiducia da parte dei socialisti ha evidenziato le profonde divisioni all’interno della politica spagnola, segnata dall’onda lunga della crisi catalana.

Unidos Podemos, la coalizione anti sistema capeggiata da Pablo Iglesias, ha appoggiato immediatamente la mozione, forte dei suoi 67 deputati al Congresso, mentre Ciudadanos (C’s) ha manifestato la propria contrarietà all’iniziativa socialista, sottolineando piuttosto la necessità di convocare nuovi comizi elettorali. “La legislatura è terminata, bisogna dare voce ai 47 milioni di spagnoli affinché tornino ad avere fiducia nella politica”, ha dichiarato il leader di C’s Albert Rivera, manifestando il suo appoggio soltanto ad una mozione che punti ad eleggere un candidato indipendente, super partes, al posto di Pedro Sanchez.

Allo stato attuale i socialisti non contano con i numeri necessari in Parlamento, forti soltanto dei propri 84 voti, di quelli promessi da Unidos Podemos e dei quattro seggi garantiti da Compromís, una coalizione nazionalista valanciana, e dal rappresentante di Nueva Canarias. Il raggiungimento della maggioranza assoluta di 176 seggi, stante il diniego di Ciudadanos, dipende strettamente dalla posizione dei partiti nazionalisti, compresi quelli catalani. Paradossalmente la sorte di Mariano Rajoy è infatti legata al binomio Esquerra Republicana e PDeCAT, alcuni dei suoi più acerrimi nemici in politica, che contano rispettivamente con nove ed otto seggi al Congresso. Pur avendo chiaramente espresso la propria contrarietà al Governo targato PP, a due giorni dal dibattito in Parlamento, nessuna delle due formazioni ha confermato il proprio appoggio alla mozione di censura del PSOE, accusato di aver sostenuto l’applicazione dell’articolo 155 in Catalogna decisa dal Governo centrale.

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