Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Spagna Ecco il funerale dell’ETA

Corriere del Ticino – A quasi sette anni dalla cessazione ufficiale della lotta armata, annunciata il 20 ottobre del 2011, l’ETA ha decretato la propria dissoluzione nella giornata di ieri, attraverso la lettura di un comunicato presso la sede del Centro per il dialogo umanitario Henri Dunant di Ginevra. «L’ETA ha smantellato totalmente il complesso delle proprie strutture», recita uno dei passaggi più significativi del testo, sancendo la fine dei sessant’anni di esistenza dell’organizzazione terroristica basca.

È toccato a David Harland, direttore del Centro dedicato alla memoria di Henri Dunant, annunciare ufficialmente lo scioglimento dell’ETA, nel corso di una conferenza stampa a cui ha avuto accesso un ristretto gruppo di mezzi d’informa- zione. Attraverso il comunicato, di 378 parole, l’ormai defunta banda terroristica ha rimarcato le proprie origini di organizza- zione nata in opposizione alla dittatura franchista, sottolineando che i suoi ex mi- litanti continueranno la lotta per ottenere l’indipendenza di Euskal Herria (il territorio che comprende i Paesi Baschi e la Navarra) lungo un altro cammino, diverso dal ricorso alle armi.

Nella parte finale il testo segnala infine che «quest’ultima decisione è stata adottata per favorire una nuova fase storica. L’ETA è sorta da questo popolo ed ora si dissolve in lui». Durante la conferenza stampa sono state inoltre ricordate le vi time del terrorismo, così come alcune delle personalità che hanno avuto un ruolo decisivo nel processo di pace, tra cui l’ex premier spagnolo Zapatero ed il governatore dei Paesi Baschi, Iñigo Urkullu. Alla lettura del comunicato di dissoluzione dell’ETA, farà seguito, nella giornata di oggi, la celebrazione dell’Incontro internazionale per la risoluzione del conflitto di Euskal Herria presso la località franco- basca di Cambo-les-Bains. Si tratta di un atto ufficiale per certificare la fine dell’organizzazione terroristica, a cui però non prenderanno parte rappresentanti dei principali partiti politici spagnoli.

Una decisione che mette quindi la parola fine ad una delle pagine più tragiche della recente storia spagnola, segnata da una lunga scia di attentati costati la vita a 853 persone. Le bombe al supermercato Hipercor a Barcellona nel 1987 o l’uccisione dell’Ammiraglio Luis Carrero Blanco nel 1973, alcune tra le azioni più gravi compiute dai terroristi baschi, hanno profondamente segnato la coscienza di una nazione che ha accolto con evidente sollievo lo scioglimento dell’organizza- zione terroristica.

Nata nel 1959 con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza del territorio che racchiude i Paesi Baschi e la Navarra, l’ETA iniziò l’attività terroristica nel 1968, decretando- ne la fine 43 anni dopo, nel 2011. L’ufficializzazione della fine della propria attività rappresenta il punto finale di un lungo percorso di pace iniziato, più concretamente, nel 2006, sotto la presidenza di Luis Zapatero, con cui l’ex banda terroristica negoziò una tregua armata poi naufragata con l’attentato all’aeroporto madrileno di Barajas.  Negli anni successivi i terroristi baschi ripresero la propria attività, fino ad una nuova e definitiva tregua comunicata nel settembre 2010 attraverso gli schermi della «BBC».

La dissoluzione dell’ETA non ha però ammorbidito i toni di condanna, unanimi, da parte di tutti gli esponenti della politica spagnola. «Faccia quello che faccia, la banda non otterrà alcuna impunità», ha sentenziato il premier iberico Mariano Rajoy, aggiungendo che «non scompaiono i crimini commessi e la relativa risposta della giustizia». Una posizione pienamente condivisa da Pedro Sanchez, segretario del partito socialista, che ha attribuito «al coraggio ed alla determinazione della società spagnola» la definitiva sconfitta dell’ETA. Sulla stessa riga anche Albert Rivera di Ciudadanos, che ha definito le vittime ed i propri familiari «i veri protagonisti» di una giornata storica come quella di ieri.

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