Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Migrazione È la Spagna adesso la porta d’Europa

Corriere del Ticino – Migliaia di scarpe giacciono abbandonate ai lati della carreggiata e lungo il marciapiede. Questa è la scena che si presenta agli automobilisti transitanti lungo la strada che dal centro storico di Ceuta conduce al CETI, il centro di accoglienza temporaneo per migranti. Una sorta di scia di lumaca, fatta appunto di scarpe, la cui vista non sorprende chi è di casa in questo pezzo di Spagna situato nel continente africano, stando a significare una cosa sola: il passaggio dei migranti che sono riusciti a saltare la barriera posta al confine col Marocco.

Sono 602 quelli entrati a Ceuta lo scorso 26 luglio, cifra record per quanto riguarda gli ingressi di quest’anno nell’enclave spagnola, ma che rappresenta solo una minima parte dei circa 30 mila arrivi registrati nei primi sette mesi del 2018 nel paese iberico. Per la prima volta da quando è esplosa la crisi migratoria, la Spagna ha infatti superato Italia e Grecia come numero di arrivi, convertendosi nella principale porta d’accesso all’Europa. Un primato, quello spagnolo, evidentemente condizionato dagli effetti sui flussi migratori degli accordi sottoscritti da Ue e Turchia nel 2016 e tra Italia e Libia l’anno successivo, che hanno portato ad una drastica diminuzione del numero di migranti lungo le rotte del Mediterraneo centrale ed orientale.

Tutti stipati all’ingresso del CETI, i migranti scandiscono la parola “Boza” per festeggiare l’avvenuto salto alla barriera. “Vengo dalla Guinea-Conakry”, racconta un ragazzo in procinto di ricevere cure mediche dai volontari della Croce Rossa, mentre alle sue spalle tre giovani del Gambia attendono il proprio turno. Ad un primo sguardo sembrano essere tutti di origine sub-sahariana e di età molto giovane. Non c’e traccia di donne e bambini.

Impressione confermata da Clement Núñez Sánchez, uno dei responsabili della Croce Rossa di Ceuta, che evidenzia come i migranti che tentano il salto della barriera, alta 6 metri e sormontata da filo spinato, siano soltanto uomini tra i 18 e i 25 anni, mentre le donne oltrepassano il confine nascoste nel doppiofondo delle auto. “Si tratta quasi sempre di migranti economici di provenienza sub-sahariana, perfettamente a conoscenza di quali siano i paesi dell’Africa Occidentale con cui la Spagna ha accordi in ambito migratorio”, racconta Núñez Sánchez, aggiungendo che in molti rivelano nazionalità fasulle per non essere deportati verso il proprio paese d’origine.

L’impossibilità di determinare l’esatta provenienza della maggior parte dei migranti sub-sahariani, impedisce alle autorità di eseguire provvedimenti di espulsione nei loro confronti, con la conseguenza di ritrovarsi in condizione di illegalità, nel giro di pochi mesi, in territorio spagnolo. In molti però, anche per ragioni linguistiche, optano per raggiungere la Francia ed altre località dell’Europa centrale. I migranti rimangono a lungo nei boschi a ridosso del confine prima di tentare il salto della barriera, ultima tappa di un lungo viaggio nel continente africano che vede l’Algeria come principale punto d’ingresso in Marocco. “Dopo aver attraversato il confine algerino, proveniente dal Gambia, ho passato diversi mesi nei pressi di Tangeri prima di muovermi verso Ceuta”, racconta Eno, uno dei migranti in fila all’ingresso del CETI. Nessuno di loro confessa di aver pagato mafie o passeur per giungere fin qui, ma gli sguardi tradiscono imbarazzo nel rispondere alla domanda.

A subire gli effetti della crisi migratoria che sta caratterizzando la calda estate spagnola sono soprattutto le coste dell’Andalusia. I dati forniti da Salvamento Marítimo, l’agenzia statale a cui spettano le operazioni di salvataggio marittimo, parlano di oltre 100 migranti al giorno tratti in salvo, nelle ultime settimane, nel braccio di mare che separa Spagna e Marocco. Una vera e propria emergenza per la fascia costiera compresa tra Cadice ad Almeria, che sta portando al collasso del sistema di accoglienza spagnolo. Gli spazi non sono sufficienti e diversi Comuni della costa hanno destinato padiglioni sportivi all’accoglienza dei migranti. Una situazione caotica che ha scatenato dure polemiche tra l’attuale Governo spagnolo ed il suo predecessore, l’Esecutivo Rajoy, accusato di mancata previsione dell’aggravarsi della crisi e di non aver predisposto in tempo strutture necessarie per affrontarla.

“Non sappiamo dove metterli”, dice un agente della Guardia Civil mentre osserva alcuni gommoni utilizzati dai migranti per attraversare lo Stretto di Gibilterra, accatastati in una zona del porto di Algeciras. L’imbarcazione “María Zambrano” di Salvamento Marítimo ha intanto iniziato le operazioni di sbarco di circa 150 migranti riscattati nello Stretto, tra cui Kofi, proveniente dalla Guinea-Bissau. “Finalmente sono in Europa, sono in viaggio da mesi”, afferma, raccontando di essere andato via per aiutare economicamente la sua famiglia. Quasi tutti passeranno la notte sulla “María Zambrano” perché non c’è posto nelle strutture di accoglienza. La decisione di accogliere nei porti di Valencia e Barcellona i migranti rifiutati dall’Italia, recuperati in mare dalle navi delle Ong, aveva rappresentato il biglietto da visita della nuova politica migratoria promessa dal Governo Sánchez. Un’apertura rafforzata dalla decisione di eliminare le concertine in filo spinato poste sulle barriere di Ceuta e Melilla e, soprattutto, dalla volontà di mettere fine alle “devoluciones en caliente”, che consistono nell’espulsione immediata dei migranti che scavalcano la barriera.

L’aggravarsi della crisi ha però messo in serie ambasce l’Esecutivo spagnolo, che si è affrettato a rinsaldare la collaborazione col Marocco in ambito migratorio, chiedendo inoltre il sostegno della Ue per fronteggiare l’emergenza. Proprio la difficile situazione della Spagna è stata al centro dell’ultima riunione del Consiglio europeo sul tema migranti, che ha sancito il pieno appoggio dell’Europa, in primis finanziario, alle iniziative intraprese da Madrid per contenere il flusso migratorio.

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