Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Madrid Sanchez per il dialogo ma senza concessioni

Corriere del Ticino – Nuove nubi sono tornate ad addensarsi sull’asse Barcellona- Madrid in merito al conflitto politico che sta incendiando la Catalogna. Il nuovo Governo socialista di Pedro Sánchez, insediatosi alla Moncloa dopo l’approvazione della mozione di censura che ha esautorato l’Esecutivo Rajoy, ha infatti annunciato che impugnerà davanti al Tribunale costituzionale la risoluzione approvata nella giornata di giovedì dal Parlamento catalano, avente ad oggetto la ratificazione del processo di rottura dalla Spagna.

Si è trattato di un’iniziativa parlamentare dell’ala radicale dell’indipendentismo, ovvero la Candidatura di Unità Popolare (CUP), che ha proposto di ratificare nuovamente gli «obiettivi politici» contenuti nella risoluzione approvata dalla Camera catalana il 9 novembre del 2015, già annullata dal Tribunale costituzionale, con cui venne formalmente proclamata l’adozione della via unilaterale per portare alla creazione di uno Stato catalano indipendente in forma di Repubblica.

La proposta della CUP ha trovato il sostegno della maggioranza indipendentista, concretizzandosi in una risoluzione che punta a difendere il risultato del Referendum dello scorso 1 ottobre attraverso l’adozione delle misure necessarie «per ottenere democraticamente l’indipendenza della Catalogna». Un nuovo colpo di coda, quello del blocco separatista, che ha scatenato inevitabili proteste tra i banchi dell’opposizione, compatta nel reclamare un intervento immediato del Governo centrale. Il ministro dell’Educazione e portavoce dell’Esecutivo, Isabel Celaá, ha confermato nella giornata di ieri l’intenzione di Madrid di impugnare la risoluzione indipendentista a difesa della Costituzione e dello Statuto di Autonomia della Catalogna. «Il Governo vuole continuare sulla strada del dialogo politico e della distensione», ha affermato Celaá, sottolineando però che il dialogo con le istituzioni catalane «non si baserà mai su un diritto di autodeterminazione (della Catalogna) che non esiste e non è contemplato nella nostra Costituzione».

Parole, quelle espresse dal portavoce del Governo, che puntano a non esasperare eccessivamente la tensione a pochi giorni dall’incontro tra Pedro Sánchez ed il presidente catalano Quim Torra, in programma lunedì prossimo alla Moncloa. Sin dal giorno della sua investitura il neo- premier spagnolo ha auspicato una soluzione politica al conflitto catalano, invitando il blocco indipendentista al dialogo e ad abbassare i toni dello scontro.

Una posizione più morbida rispetto al suo predecessore, per certi versi obbligata dall’appoggio decisivo garantito dai partiti separatisti catalani, la Sinistra repubblicana di Catalogna (ERC) ed il Partito democratico europeo catalano (PDeCAT), alla mozione di censura che ha mandato anticipatamente a casa il Governo di Mariano Rajoy. La pronta risposta annunciata da Madrid alla risoluzione approvata dal Parlamento regionale ha suscitato l’immediata reazione dell’Esecutivo catalano, fermo nel ribadire la piena autonomia decisionale delle istituzioni locali.

Una disputa che ha evidentemente contaminato il clima di distensione tra le parti delle ultime settimane, favorito in primis dalla recente decisione della giustizia spagnola di consentire il trasferimento in carceri catalane di alcuni ex membri del Governo capitanato da Carles Puigdemont. L’ex vicepresidente catalano Oriol Junqueras, cosí come l’ex ministro degli Esteri Romeva e l’ex presidente del Parlamento regionale Carme Forcadell, ha infatti potuto lasciare il penitenziario dove era detenuto da alcuni mesi in regime di carcerazione preventiva, situato nei dintorni della capitale spagnola, perché imputato nel processo per i reati di ribellione, sedizione e malversazione di fondi che vede coinvolta tutta la cupola indipendentista dell’ex Governo della Catalogna.

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