Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Le indagini Strategia del terrore su larga scala

Corriere del Ticino – Gli attentati compiuti sulle Ramblas di Barcellona e nella località di Cambrils non facevano parte del piano inizialmente architettato dal commando che un anno fa seminò il terrore in Catalogna. Una convinzione che gli inquirenti avevano maturato sin dalle prime battute delle indagini. Il ritrovamento di 200 Kg di perossido di acetone, meglio conosciuto come Tapt, tra le macerie della casa che fungeva da nascondiglio dei terroristi, situata ad Alcanar, aveva immediatamente messo in chiaro che si stesse pianificando una strage di enormi proporzioni.

Un piano fallito soltanto per l’imprevista esplosione degli ordigni che il gruppo terrorista stava preparando, obbligandolo a ripiegare sulla decisione di investire dei passanti con un furgone. Gli inquirenti spagnoli sono riusciti a ricomporre l’intero piano criminale al termine di una lunga e scrupolosa indagine, rivelando una trama che, se portata a termine, si sarebbe convertita nel maggior attentato mai realizzato in Europa.

Ad agevolare inizialmente le indagini è stato Mohamed Houli Chemlal, uno dei componenti della cellula detenuto dalla polizia, che ha svelato l’intenzione dei terroristi di colpire in primis la Sagrada Familia. Un video diffuso dall’Isis nell’agosto 2016 aveva già confermato che l’icona turistica della Catalogna fosse un obiettivo sensibile. Analizzando la memoria dei telefoni utilizzati dai terroristi, gli investigatori hanno poi trovato alcune foto del Camp Nou, lo stadio del Barcellona, così come ricerche via internet su punti di accesso all’impianto ed orari delle partite. Informazioni incrociate con il ritrovamento di alcuni comunicati scritti da Abdelbaki El Satty, l’imam ritenuto a capo del gruppo, per rivendicare un ipotetico attacco da compiersi il 20 agosto dello scorso anno. Data in cui si è disputato l’incontro tra Barcellona e Betis Siviglia.

Gli inquirenti hanno quindi dedotto che una parte dei 200 Kg di Tapt in mano ai terroristi era destinata al Camp Nou, senza però decifrare se l’attentato sarebbe avvenuto utilizzando un furgone carico di esplosivo oppure camuffandosi tra i tifosi per farsi esplodere all’interno dello stadio. Uno dei punti chiave dell’indagine ha riguardato le trasferte compiute da alcuni membri della cellula a Parigi, l’ultima delle quali datata 11 e 12 agosto 2017, poco prima degli attentati in Catalogna. Inizialmente gli inquirenti pensavano che i terroristi si fossero recati in Francia per ricevere istruzioni da presunte “menti operative” in merito agli attacchi da realizzare in Spagna, ipotesi poi smentita dall’analisi di alcune foto scattate alla Torre Eiffel dal terrorista Younes Abouyacoub.

Le immagini, rinvenute in una fotocamera recuperata nella casa di Alcanar, riguardavano esclusivamente punti di accesso al monumento, parcheggi riservati agli autobus turistici e ristoranti nella zona, rivelando la volontà dei terroristi di studiare il terreno per agire anche sul suolo francese. Secondo gli inquirenti la cellula puntava a colpire simultaneamente la Sagrada Familia e la Torre Eiffel attraverso l’impiego di furgoni imbottiti di esplosivo.

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