Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Catalogna Quim Torra eletto presidente della Generalitat

Corriere del Ticino – Luce verde per il nuovo presidente della Catalogna. A quasi cinque mesi dalla celebrazione delle elezioni, il Parlamento catalano ha infatti eletto, al quarto tentativo, colui che dovrà sostituire Carles Puigdemont alla guida del Governo regionale. Si tratta di Quim Torra, fedelissimo dell’ex presidente catalano e uomo forte dell’indipendentismo.

Una nomina arrivata al fotofinish, ad otto giorni dalla scadenza del termine ultimo fissato per la formazione del nuovo esecutivo. Decisiva si è rivelata l’astensione dei quattro deputati di Candidatura d’Unità Popolare, l’ala radicale dell’indipendentismo, che ha permesso l’elezione di Torra a maggioranza semplice, forte dei 66 voti del blocco indipendentista a fronte dei 65 dell’opposizione. La proclamazione del nuovo inquilino della Generalitat significa che i catalani non dovranno tornare alle urne nel mese di luglio, portando inoltre alla sospensione del commissariamento della regione da parte del Governo centrale, misura attivata con il ricorso all’art.155 della Costituzione in seguito alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza autunnale.

L’avvento di Quim Torra segna quindi la fine della crisi catalana da un punto di vista strettamente formale, certificando il ritorno alla normalità istituzionale, ma il profilo del neo presidente, sia personale che professionale, rischia di esasperare ulteriormente il conflitto sull’asse Barcellona-Madrid. Ex presidente di Ómnium Cultural, una delle principali associazioni separatiste della Catalogna, Torra è un indipendentista dichiarato, vocazione espressa ripetutamente attraverso l’utilizzo dei social networks. “Gli spagnoli sanno soltanto depredare” oppure “Vergogna è una parola che gli spagnoli hanno eliminato da tempo dal proprio vocabolario” sono alcuni dei commenti dati in pasto al cyber spazio, prontamente ripresi dall’opposizione che ha reagito duramente alla sua elezione.

Inés Arrimadas, leader di Ciudadanos in Catalogna, ha accusato Torra di avere un’ideologia escludente, votata al populismo ed incapace di fare gli interessi di quella parte della società civile non affine all’indipendentismo. “Lottare contro il nazionalismo nell’Europa del ventunesimo secolo  non è un opzione, ma piuttosto un obbligo” ha sentenziato l’esponente del partito più votato alle scorse elezioni regionali. Parole che evidenziano come il neo presidente catalano sia visto apertamente come una minaccia, fedele prosecutore del progetto politico di Puigdemont.

Lo stesso Quim Torra ha d’altronde espresso pienamente la volontà di tenere fede al risultato del Referendum dello scorso 1 ottobre durante il suo discorso d’investitura, ribadendo la necessità di incentrare il proprio mandato sulla costruzione di uno stato indipendente in forma di Repubblica. La scelta di Torra rappresenta un guanto di sfida che il blocco indipendentista ha voluto lanciare al Governo centrale, nominando un proprio esponente che non avesse pendenze con la giustizia spagnola, impossibilitata ad impedirne l’elezione come avvenuto invece nei confronti dei precedenti candidati presidenziali, tra cui Jordi Turull e Jordi Sanchez, entrambi attualmente in carcere a Madrid.

Il nuovo Governo catalano avrà ancora Carles Puigdemont come presidente “de facto”, una sorta di eminenza grigia che detterà la linea di condotta del nuovo esecutivo targato ufficialmente Quim Torra, fermo nell’inquadrare l’ex presidente catalano come legittimo leader del movimento indipendentista. Un ruolo di primo piano confermato dalla riunione che Torra e lo stesso Puigdemont celebreranno quest’oggi a Berlino, a sole ventiquattro ore dalla nomina del nuovo presidente della Catalogna. Uno scenario di assoluta tensione politica quello che si prospetta nei prossimi mesi, pronto ad alimentare una frattura ancora profonda all’interno della società civile. Gli ultimi risultati del sondaggio effettuato dal Centro di Studi d’Opinione del Governo catalano, attestano infatti l’indipendentismo al 48% a fronte del 43,7% di matrice unionista, numeri che mettono in risalto l’esistenza di una società spaccata politicamente a metà.

L’elezione di Torra promette inoltre di avere inevitabili ripercussioni sul fronte economico, con oltre 1300 imprese che hanno trasferito la propria sede sociale fuori dalla Catalogna nel primo trimestre dell’anno.

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