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Catalogna Indipendentisti ai vertici – Mario Magarò

Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Catalogna Indipendentisti ai vertici

Corriere del Ticino – La dodicesima legislatura nella storia della Catalogna ha ufficialmente preso il via nella giornata di ieri, con l’insediamento del Parlamento regionale uscito dalle urne dello scorso 21 dicembre. Una sessione plenaria, quella che ha portato all’elezione del nuovo ufficio presidenziale, l’organo a cui spetta la gestione della Camera unilaterale, caratterizzata dall’assenza, ampiamente annunciata, di otto deputati tra i banchi del blocco indipendentista.

 A Puigdemont ed ai quattro fedelissimi che lo accompagnano in Belgio, tutti eletti tra le fila di Junts Per Catalunya (JxCAT) ed Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), si è infatti aggiunto l’ex Vicepresidente Junqueras, ancora in carcere insieme a Jordi Sanchez e Joaquim Forn, rispettivamente ex presidente dell’Assemblea Nazionale Catalana ed ex Ministro degli Interni catalano.

 Nei confronti degli ultimi tre, il Tribunale Supremo ha stabilito che non potessero partecipare alla sessione d’investitura del Parlamento per motivi di ordine pubblico. Il fronte indipendentista, uscito vincitore dalle elezioni nonostante l’affermazione di Ciudadanos come primo partito, si è quindi trovato a fare i conti con un problema di numeri necessari per l’elezione di un proprio uomo alla presidenza della Camera catalana.

 In apertura della sessione parlamentaria, JxCAT ha comunicato la volontà di Puigdemont e degli altri 4 deputati presenti con lui in Belgio di non richiedere un voto con delega, decisione che ha evitato un possibile conflitto col Governo centrale, che aveva già annunciato, in caso contrario, un ricorso al Tribunale Costituzionale. L’organismo transitorio che presiede le sessioni costitutive del Parlamento, conosciuto come Mesa de Edad, ha però autorizzato il voto delegato dei tre deputati detenuti a Madrid, scatenando le ire di Ciudadanos e dei Popolari e portando a 65 il numero dei voti in mano agli indipendentisti.

 Sui banchi spettanti ai deputati assenti, i colleghi di partito hanno collocato dei drappi gialli diventati ormai, da mesi, il simbolo della protesta nei confronti della loro detenzione, creando di fatto un trait d’union cromatico con quelli esibiti, in contemporanea, dai manifestanti convocati nei pressi del Parlamento dall’Assemblea Nazionale Catalana, la principale associazione indipendentista regionale. L’elezione come Presidente del Parlamento di Roger Torrent, l’uomo designato nelle ore precedenti alla votazione da ERC e JxCAT, si è quindi improvvisamente tramutata in una guerra di numeri in cui ha giocato un ruolo decisivo l’astensione degli otto deputati di Catalunya en Comú, l’ala catalana di Podemos, che aveva già detto di non voler appoggiare nessuno dei due blocchi principali.

 Stante l’assenza dei 5 deputati in Belgio, gli indipendentisti non hanno infatti potuto eleggere Torrent a maggioranza assoluta (68 seggi era il quorum minimo) riuscendo nell’intento di confermarsi alla guida del Parlamento soltanto al secondo tentativo, a maggioranza semplice, disponendo di 65 voti a fronte dei 57 in mano agli unionisti. Come Vicepresidenti sono stati invece eletti Josep Costa di JxCAT e José Maria Espejo di Ciudadanos. Esponente di spicco di ERC, Roger Torrent è il più giovane presidente nella storia del Parlamento catalano con i suoi 38 anni. “Voglio che la democrazia e la convivenza siano i pilastri del mio mandato, le istituzioni devono tornare al servizio dei cittadini” ha affermato Torrent appena eletto. Parole dal tono volutamente conciliante, con l’eccezione di quelle rivolte all’assenza degli otto deputati indipendentisti, definita “assolutamente ingiustificata” ed invitando le autorità centrali a porre fine alla loro situazione.

 Chiusa la partita relativa all’insediamento del Parlamento, l’attenzione della politica catalana si sposta ora sulla formazione del nuovo Governo regionale, il vero appuntamento decisivo per le sorti della Catalogna. La prima data utile per la sessione d’investitura è il prossimo 31 gennaio, poi, in base al calendario elettorale, inizierà a decorrere un periodo di due mesi (data limite il 2 aprile) entro cui dovrà formarsi un Governo.

 In caso contrario saranno indette nuove elezioni a giugno, ipotesi non del tutto remota in considerazione del fatto che il blocco indipendentista vuole la riconferma di Puigdemont, su cui pende tutt’ora un ordine di arresto in Spagna ed impossibilitato ad essere eletto per via telematica, perdurando il suo auto-esilio belga, secondo quanto stabilito dagli avvocati del Parlamento nei giorni scorsi.

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