Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Catalogna Il premier spagnolo Sánchez incontra Torra

Corriere del Ticino – Il premier spagnolo Sánchez ed il presidente catalano Torra sono tornati ad incontrarsi nella serata di ieri a Barcellona. Una riunione, parallelamente si è svolto anche un incontro tra i vicepresidenti di entrambi i Governi ed un ministro per parte, che ha anticipato di ventiquattr’ore la celebrazione di un Consiglio dei ministri straordinario convocato per quest’oggi nel capoluogo della Catalogna. La conferma che la riunione si sarebbe effettivamente tenuta è arrivata solo nelle ultime ore, a testimonianza della nuova e fortissima tensione che si registra attualmente tra Madrid e Barcellona. Appaiono infatti del tutto svaniti i toni cordiali registrati in occasione del primo incontro tra le parti, tenutosi lo scorso mese di luglio alla Moncloa. Pur escludendo ogni possibile apertura di stampo indipendentista, il premier spagnolo Sánchez aveva fatto appello ad un dialogo costruttivo tra le parti sul futuro della Catalogna, dicendosi pronto a concedere una revisione dello statuto di autonomia regionale.

La relazione tra i due Governi è andata però progressivamente deteriorandosi, con l’Esecutivo presieduto da Torra, fedelissimo dell’ex presidente catalano Puigdemont, sempre più arroccato a difesa delle proprie posizioni separatiste. L’accusa di ribellione formulata il mese scorso dalla Procura spagnola nei confronti dei principali esponenti dell’ex Governo catalano, con richieste di pena dai 16 ai 25 anni di carcere, ha fatto definitivamente incrinare le relazioni bilaterali, spingendo Torra ad accusare Sánchez di «complicità nella repressione verso gli indipendentisti».

Lo stesso presidente catalano ha poi fatto espressamente riferimento alla «via slovena» come strumento per ottenere l’indipendenza della Catalogna, prefigurando un possibile scenario di violenze che ha attirato le inevitabili critiche dell’opposizione. Sia il Partito Popolare che Ciudada nos hanno infatti chiesto al Governo centrale l’immediata riattivazione dell’articolo 155 della Costituzione per esautorare Torra, alimentando la spirale di tensione istituzionale. Il Governo catalano ha presentato sin dall’inizio l’incontro di ieri tra Sánchez e Torra come una riunione bilaterale, dandogli una forma ufficiale però negata, di fatto, da Madrid. Nessuno dei due presidenti si è espresso al termine dell’incontro, lasciando che fosse Elsa Artadi, portavoce della Generalitat, a fornire i dettagli relativi.

Entrambi i Governi hanno riconosciuto l’esistenza di un conflitto in Catalogna, dicendosi concordi nel trovare una soluzione soltanto attraverso un dialogo costruttivo tra le parti. «Lo stato spagnolo deve garantire una risposta democratica e rispettare i diritti dei cittadini», ha affermato la Artadi, riportando le parole rivolte dal presidente catalano a Pedro Sánchez. La portavoce del Governo catalano ha inoltre rivelato che le parti in causa si sono compromesse a celebrare una nuova riunione nel prossimo mese di gennaio. Mentre i due presidenti erano a colloquio, nei pressi della sede prescelta per l’incontro è montata la protesta dei Comitati di difesa della Repubblica (CDR), una moltitudine di associazioni a livello locale sorte dopo la celebrazione del referendum sull’indipendenza dello scorso anno. Si è trattato di un’anticipazione della giornata odierna, che si preannuncia caldissima sul fronte dell’ordine pubblico per la volontà, già preannunciata, dei CDR di paralizzare l’intera Catalogna in protesta contro la celebrazione del Consiglio dei ministri a Barcellona.

Sono stati infatti organizzati blocchi stradali sin dalle prime ore del mattino, con l’obiettivo di bloccare la circolazione lungo alcuni punti nevralgici come le vie d’accesso all’aeroporto di El Prat e gli ingressi autostradali in prossimità del capoluogo catalano. Il clou della protesta avrà però luogo oggi pomeriggio nel centro di Barcellona, dove le principali associazioni separatiste della Catalogna hanno convocato una manifestazione, dallo slogan «abbattiamo il regime», a sostegno della causa indipendentista.

CDT_00_2112_005