Mario Magarò

FREELANCE JOURNALIST AND RESEARCHER

Catalogna Nuovo presidente: voto infruttuoso

Corriere del Ticino – A tre mesi dalla celebrazione delle elezioni regionali, ieri si è tenuta la prima sessione d’investitura del presidente del Governo catalano presso il Parlamento della Catalogna. Una votazione però infruttuosa, che non ha portato all’elezione di Jordi Turull, il nuovo candidato prescelto dal blocco indipendentista dopo il fallimento della nomina di Carles Puigdemont ed in seconda battuta di Jordi Sanchez, l’ex presidente dell’Assemblea nazionale catalana.

Il perdurante status di auto esiliato in Belgio ha impedito infatti che l’ex presidente catalano potesse essere rieletto, non potendo essere presente in Parlamento, mentre nel caso di Sanchez è stata la giustizia spagnola a vanificarne una possibile elezione, stabilendo che permanesse in carcere a Madrid nell’ambito del processo che lo vede imputato per un possibile reato di sedizione. Dopo settimane di intense trattative tra Esquerra Republicana e Junts per Catalunya, le due principali anime del fronte indipendentista avevano trovato un accordo per la candidatura di Jordi Turull, ex Consigliere del destituito Governo catalano e fedelissimo di Puigdemont.

A differenza degli altri due candidati, Turull non ha impedimenti legali che ne proibiscano una presenza fisica in Parlamento ed una possibile elezione. Un nome però poco gradito al Governo centrale, che aveva dichiarato apertamente di valutare una perdurante applicazione dell’art. 155 in caso di sua elezione, in considerazione del coinvolgimento dello stesso Turull nella causa per sedizione, ribellione e malversazione di fondi intentata dalla giustizia spagnola contro tutti gli ex membri del Governo catalano.

Proprio la convocazione di Turull a Madrid nella giornata di oggi da parte del giudice Pablo Llarena del Tribunale supremo, aveva indotto il presidente del Parlamento catalano, Roger Torrent, ad anticipare la sessione d’investitura per prevenire un eventuale inabilitazione del neo candidato alla presidenza della Generalitat. Quest’oggi il Tribunale potrebbe infatti decretare un nuovo ingresso in carcere per Turull ed altri 5 membri del destituito Governo di Puigdemont. Una possibile misura cautelare adottata alla chiusura della fase istruttoria del processo per sedizione e ribellione (non si è chiusa quella relativa all’accusa di malversazione di fondi) ed in attesa della sentenza definitiva.

La sessione d’investitura si è quindi aperta con una protesta formale di Ciudadanos, il partito più votato alle scorse elezioni regionali, che ne ha contestato la convocazione a stretto giro, una volta ricevuta la convocazione in Tribunale da parte di Turull. L’interno blocco dell’opposizione, costituito dal Partito Popolare e dai Socialisti di Miguel Iceta, ha accusato la maggioranza indipendentista di aver messo in piedi una nuova farsa democratica, volendo perdurare, di fatto, con i propositi secessionisti.

Accuse prontamente rispedite al mittente da parte di Turull. “Preferisco correre il rischio di essere vittima di ingiustizie, piuttosto che abbassare la testa e non prendere posizione in un momento come questo” ha dichiarato il candidato alla presidenza, tacciando come ingiusta e forzata l’assenza in Parlamento di Carles Puigdemont e degli altri deputati indipendentisti, sia quelli in carcere che quelli auto esiliati in Belgio. Ad impedire l’elezione di Jordi Turull è stata però l’astensione decisa dai radicali indipendentisti di Candidatura d’Unita Popular (Cup), che hanno accusato il blocco costituito da ERC e JxCAT di non voler realmente proclamare una Repubblica catalana indipendente. I 4 seggi in mano alla CUP erano decisivi per il raggiungimento della maggioranza assoluta, considerando che ERC e JxCAT sommano soltanto 66 seggi in Parlamento, su un totale di 135, di fatto ridotti a 64 perché i deputati Puigdemont e Toni Comin sono in Belgio e non possono quindi votare.

Al neo candidato rimane ancora la possibilità di essere eletto a maggioranza semplice nelle prossime 48 ore, ipotesi vincolata però alla rinuncia da parte di Puigdemont e Comin del proprio status di deputato, in modo da essere rimpiazzati da colleghi di partito e permettere così agli indipendentisti di raggiungere i numeri necessari.

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